Lavoro di notte …

Lavoro di notte in un supermercato.

Riempio gli scaffali.

Non capisco mai se la gente consuma per comprare o compera solo per consumare.

I colleghi ridono, fumano furbescamente tra le corsie, gli dico che non si può, loro fanno come gli pare, poi mi gridano

“Trovati una donna, altroché”

Non lo sanno che le mie donne, eroine, puttane, amanti, mogli, sono a casa che dormono e vivono nei libri che leggo.

Comunque certe regole andrebbero rispettate, non tanto per ossequio ma per serietà.

Riempio, accumulo merci davvero stupide.

Pillole per dimagrire, strane bevande energetiche, creme miracolose di bellezza.

Io ho la pancia, ho il cervello stanco, non sono bello.

Peculiarità, potrei fare alcune cose per migliorare, ma non con questi inutili prodotti, con la volontà, ma qui non vendono nulla per questo, però sanno sedurre molto bene.

Vorrei lasciare un biglietto nascosto ma che si veda con facilità, con scritto sopra: “Attenti cazzo! Vi state fregando con le vostre mani”

ma poi mi licenzierebbero e dovrei andare a elemosinare soldi dai mie amici, non è il caso, ma prima o poi potrebbe accadere.

Riempio, riempio scaffali per quasi sei ore consecutive, chissà quanta gente domani passerà di qui e godrà del mio lavoro. Riempio e penso, ogni tanto mi fermo e appunto una frase sul cellulare (sono moderno) qui non vendono niente per diventare poeti pagati, qui vendono dolcificanti, caffè senza caffeina e strani cibi liofilizzati.

Vorrei che mi vendessero un po’ di impegno e una sana botta di culo, vorrei un pacco di autostima, una busta per non pagare l’affitto, una fetta di tranquillità.

Qui invece si consuma il niente e niente si consuma davvero, quindi riempio bene, tutto allineato, tutto pulito, riempio e a fine turno saluto, prendo i miei soldi, lavo l’orgoglio, butto la maschera, e finalmente anche io, appena uscito, nel canto delle ultime stelle ormai a metà prezzo perché già è quasi mattino, accendo una sigaretta e ritorno a casa, ritorno finalmente

appagato

vivo.

Vorrei sparire ieri e dire

arrivederci

al domani.

(Gianluca Nadalini)

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